Carico immediato con poco osso residuo: impianto zigomatico

//Carico immediato con poco osso residuo: impianto zigomatico

Problema funzionale: descrizione del paziente

La paziente di Torino, giunta nella nostra Clinica per una visita, presentava un quadro clinico molto complesso.
La signora ottantaseienne si lamentava di non riuscire più a masticare e chiedeva di recuperare nel più breve tempo possibile la sua funzionalità, in modo da potersi alimentare correttamente.
La paziente da qualche anno portava sull’arcata superiore una protesi mobile ancorata su tre vecchi impianti e su due denti naturali. Questa protesi, essendo molto instabile, le creava grossi disagi, tra i quali anche un continuo senso di vomito.

La panoramica iniziale con vecchi impianti dentali.

La situazione iniziale con i vecchi impianti dentali.

La situazione iniziale con i vecchi impianti dentali.

Carico immediato e poco osso (osso residuo scarso): analisi del caso

La quantità di osso residuo a disposizione per un intervento di implantologia dentale era ridotta al minimo (poco osso). C’era inoltre un evidente problema nella zona degli impianti precedentemente posizionati, che dovevano essere assolutamente rimossi, in quanto inutilizzabili.
Dalla TAC era risultato evidente che una volta rimossi questi impianti, non ci sarebbe stato osso sufficiente per posizionarne di nuovi.

Evitare un innesto osseo con il carico immediato: pianificazione dell’intervento

Pianificazione chirurgica digitale

Si è accantonata subito l’idea di un eventuale rialzo del seno mascellare o di un innesto osseo perché, pur essendo questa una situazione molto impegnativa e difficile, è nostra prassi, nei limiti del possibile, evitare interventi invasivi.
La paziente, vista l’età avanzata, non sarebbe stata comunque d’accordo ad essere sottoposta ad un trattamento che richiedeva interventi molteplici e con tempi di riabilitazione molto lunghi.

Si è quindi proceduto con il sistema di pianificazione chirurgica digitale. Questo software, attraverso la rielaborazione della TAC Cone Beam, ci fornisce una ricostruzione 3D (tridimensionale) del cranio del paziente.
Il primo vantaggio di questa tecnologia è lo sfruttamento di aree di osso non individuabili altrimenti. Questo ci permette di ridurre enormemente le probabilità di ricorrere ad un innesto osseo e quindi di ridurre il numero degli interventi a cui dovremmo sottoporre i nostri pazienti in caso di situazioni di poco osso.
Altro grande vantaggio di questa tecnologia è il fatto di ridurre l’invasività chirurgica e quindi  limitare al massimo:

  •  dolore
  • sanguinamento
  •  gonfiore

che sono tipici  della implantologia tradizionale.

Inoltre la chirurgia mini-invasiva garantisce  una più veloce e fisiologica guarigione dei tessuti.

In ultimo su tutti gli impianti inseriti si è potuto procedere con il carico immediato (cioè una riabilitazione con corone protesiche fisse avvitate nel giro di 24 ore).

Abbiamo progettato sul computer, tramite una ricostruzione tridimensionale dalla TAC, il posizionamento di 5 impianti, di cui uno ancorato all’osso dello zigomo (impianto zigomatico). Il posizionamento di un impianto zigomatico è una procedura non scevra da rischi ed è solitamente appannaggio di vere mani esperte. Nel protocollo tradizionale è un intervento piuttosto invasivo e viene di solito eseguito in anestesia generale.

Le fasi dell’intervento: carico immediato

Grazie alla chirurgia computer guidata, è stato possibile eseguire l’intervento con minima invasività chirurgica. Alla paziente, in sedazione cosciente,  prima di tutto, è stato inserito un impianto zigomatico della lunghezza di 4 cm.
Per il posizionamento di questo impianto è stata utilizzata una dima chirurgica (ottenuta dalla pianificazione digitale), la quale è stata da noi opportunamente modificata.

Tramite il sistema di controllo digitale Safe Surgery Kit, ideato e brevettato dal Dr. Roberto Villa (brevetto internazionale accettato nel marzo 2013), abbiamo potuto prevedere e verificare con estrema precisione, prima della chirurgia, la posizione finale dell’impianto stesso.

Alla paziente oltre all’ impianto zigomatico, tramite la medesima dima chirurgica, sono stati inseriti altri 3 impianti di cui 2 inclinati per sfruttare meglio le aree di osso residuo.
Infine sono stati estratti i denti residui e rimossi gli impianti preesistenti. Nella zona dove sono stati estratti i denti residui è stato posizionato un ultimo impianto post estrattivo.
L’intervento nel suo complesso è durato 2 ore e 30 minuti.

Nel giro di 24 ore la paziente è stata riabilitata con un provvisorio fisso avvitato sugli impianti (carico immediato) che le ha consentito da subito di riacquistare la funzionalità masticatoria. L’intervento mini invasivo ha richiesto solo un ridotto scollamento della cresta gengivale. La paziente durante la fase operatoria non ha avvertito alcun dolore e nel post-operatorio ha dovuto solo assumere un paio di compresse di antidolorifico.

carico immediato panoramica finale

La panoramica dopo l’inserimento degli impianti dentali, di cui un impianto zigomatico di 4 cm.

Carico immediato con impianto zigomatico. Conclusioni

In questi casi clinici dove l’osso residuo necessario per l’inserimento degli impianti è molto limitato si cercano di individuare, tramite la ricostruzione 3D dell’osso che si ottiene dalla TAC Cone Beam, aree di osso su cui ancorare gli impianti che sarebbero difficilmente localizzabili altrimenti.

La nostra esperienza ci induce a sfruttare l’osso zigomatico, pterigoideo o l’osso residuo degli alveoli post-estrattivi che molto spesso consente di evitare complesse e laboriose tecniche di rigenerazione e ricostruzione ossea; al tempo stesso consente di procedere con il protocollo di carico immediato che per il paziente è un grande vantaggio.

2018-02-05T07:39:51+00:0015 novembre 2011|Implantologia computer guidata|
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