Implantologia a carico immediato in paziente con poco osso nella mandibola.

//Implantologia a carico immediato in paziente con poco osso nella mandibola.

La paziente di circa 70 anni, proveniente da Milano, si era presentata alla nostra osservazione per valutare la possibilità di risolvere con l’implantologia dentale il suo problema a livello mandibolare. La paziente portava da oltre 30 anni, su entrambe le arcate, delle protesi mobili (dentiera) e si lamentava soprattutto della protesi dell’arcata inferiore (mandibola), perché non aveva più alcuna stabilità e le creava disagio alla masticazione. Alla paziente era stato proposto da altri colleghi, come unica alternativa alla protesi mobile, un innesto osseo autologo, a cui dopo 4-6 mesi sarebbe seguito il posizionamento degli impianti. La prospettiva con questo protocollo era di rassegnarsi a tempi lunghi di riabilitazione e con risultati non del tutto predicibili. La paziente, inoltre, cercava il modo di evitare l’ innesto osseo perché, vista anche l’età, la riteneva una chirurgia troppo invasiva.

Osso scarso nella mandibola. Analisi del caso.

Durante la prima visita si è concordato con la paziente che si sarebbe trattata inizialmente l’arcata inferiore. E’ parso evidente che questo caso clinico presentava non poche difficoltà, vista la estrema atrofia ossea mandibolare. Nell’arcata inferiore la quantità ossea era infatti estremamente esigua, l’altezza media dell’osso della regione frontale mandibolare era di circa 7 mm.

mandibola tac

Poco osso:immagine 3D (elaborata dalla TAC Cone Beam) dove si nota la ridotta altezza ossea mandibolare.

La protesi mobile nel corso degli anni aveva usurato e distrutto l’osso fino all’altezza dei nervi alveolari; il grado severo di atrofia ossea nella zona mandibolare era tale che i nervi alveolari inferiori correvano superficialmente sulla cresta, per cui in altezza i margini di operatività per il chirurgo implantologo erano davvero molto limitati.

nervo alveolare

Poco osso: immagine 3D (elaborata dalla TAC Cone Beam) dove si notano le emergenze sulla cresta dei nervi alveolari, destro e sinistro, evidenziati in verde e azzurro.

Le difficoltà chirurgiche di questo tipo di intervento erano in sostanza due:

La notevole scarsità di osso a disposizione per l’inserimento degli impianti dentali.
L’emergenza dei nervi alveolari, che innervano la mandibola, era ormai a livello della cresta ossea, per cui poteva esserci il rischio di lederli durante le manovre chirurgiche necessarie per l’inserimento degli impianti dentali.

Alla paziente è stata effettuata una TAC Cone Beam e, tramite il software NobelClinician, è stata elaborata in un immagine 3D (tridimensionale). Si è proceduto a simulare digitalmente l’intervento individuando i punti migliori dove inserire gli impianti.

La nostra proposta, alla fine dell’analisi clinica, è stata quella di sfruttare al massimo il poco osso residuo della regione mandibolare anteriore, che era, come detto, di 7 mm. in altezza.

Nella porzione anteriore della mandibola vi è sempre una qualità di osso (osso basale) molto denso, ottimo per l’inserimento degli impianti. Questa è stata infatti la zona ossea già maggiormente utilizzata dal Prof. Branemark nei suoi studi, che sono stati basilari per lo sviluppo della implantologia moderna (implantologia osteointegrata).

La cosa fondamentale in questi casi di mandibole molto atrofiche, ossia ridotte in altezza, è che siano spesse (cioè sufficienti in larghezza) in modo da scongiurare il rischio di fratture durante l’intervento. Nel nostro caso clinico la larghezza della mandibola poteva essere definita ottima perché era mediamente intorno ai 13 mm. e ci tutelava dall’eventualità malaugurata di una frattura mandibolare causata dall’inserimento degli impianti.

Carico immediato. Le fasi dell’intervento

pianificazione mandibola

Poco osso:immagine 3D (elaborata dalla TAC Cone Beam) con la pianificazione degli impianti dentali.

Alla paziente in sedazione cosciente, dopo avere aperto un lembo gengivale ed avere evidenziato l’emergenza dei nervi alveolari, sono stati posizionati 4 impianti. Tutti gli impianti avevano un’ eccellente stabilità primaria. Seguendo il protocollo di carico immediato nel giro di 24 ore è stato consegnato un provvisorio fisso avvitato sugli impianti. Valutata l’ottima osteointegrazione di tutti gli impianti , a distanza di 6 mesi, è stata consegnata alla paziente la protesi definitiva. La paziente ha manifestato ampia soddisfazione per il risultato ottenuto, decidendo di affrontare, quanto prima, la riabilitazione anche dell’arcata superiore.

panoramica senza osso

Poco osso, impianti dentali corti inseriti: la panoramica finale.

Conclusioni: evitato un prelievo di osso ed un innesto osseo.

Questa tipologia di intervento di implantologia dentale ha consentito di:

  • Evitare un prelievo di osso autologo con susseguente innesto osseo.
  • Risolvere in 24 ore il problema dell’instabilità della protesi che la paziente si trascinava da anni.
  • Posizionare gli impianti nell’osso residuo basale della regione mandibolare anteriore che in assoluto è sempre l’osso migliore , in quanto è molto denso, per cui le percentuali di successo implantare in questa area sono elevatissime.

Bisogna sempre non dimenticare che gli innesti ossei molte volte vanno incontro a riassorbimento, cosa che non accade con l’osso residuo.

Dobbiamo aggiungere infine che un intervento in un caso clinico come questo, dove si sfrutta al massimo l’osso residuo in una zona di grave atrofia ossea in prossimità di un fascio neuro-vascolare, può essere eseguito solamente da un chirurgo implantologo molto esperto.

Se desiderate leggere altri casi clinici di riabilitazioni dell’arcata inferiore (mandibola) in situazioni di grave atrofia ossea (osso molto scarso) potete cliccare su:

Caso 1

Caso 2

2017-04-24T06:42:52+00:0013 giugno 2013|Implantologia con Poco Osso|
Dott Roberto Villa
E’ l’ideatore dell’innovativa tecnica di Implantologia Estetica Immediata OnlyOne®, la quale è stata recentemente pubblicata come “Nuova Tecnica” sull’importantissima rivista americana “The International Journal of Periodontics and Restorative Dentistry”. E' stato relatore a “Departement of Implant Dentistry della “Peking University”. Relazione sul “Carico immediato Post-estrattivo”
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