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Implantologia dentale in paziente con malattia autoimmune

La paziente di 65 anni giunta alla nostra osservazione era affetta da anni da Lupus Eritematoso Sistemico (LES *).

Malattia autoimmune: descrizione del paziente

Con le terapie che stava seguendo, la patologia della paziente era stabile, le sue condizioni generali di salute buone, per cui si poteva considerare attuabile un intervento di Implantologia dentale per risolvere i suoi problemi funzionali ed estetici.

(*) Il LES (Lupus Eritematoso Sistemico) appartiene al gruppo delle malattie autoimmuni. Provoca una reazione aggressiva del sistema immunitario, tramite autoanticorpi, contro i propri organi o tessuti. Questa patologia non è una controindicazione assoluta alla Implantologia dentale, anche se le terapie previste per il LES, cioè immunosoppressori, FANS e soprattutto l’uso di corticosteroidi, possono rendere difficoltoso il percorso per una completa riabilitazione con impianti. E’ indispensabile rivolgersi a chirurghi implantologi professionalmente di alto livello e davvero esperti.

La paziente presentava nel cavo orale i classici disturbi dovuti alla malattie autoimmuni:

  • secchezza delle fauci (poca saliva)
  • sclerodermia (pelle dura)
  • cariorecettività (predisposizione alla carie)

Inoltre la sua patologia poteva aumentare il rischio di parodontopatie (parodontitepiorrea).

La paziente si lamentava di non potere masticare correttamente a causa della mobilità dei suoi denti ed aveva chiesto una riabilitazione di Implantologia dentale che assicurasse un buon risultato estetico.

La signora aveva un sorriso gengivale alto (quando sorrideva, cioè, esponeva molta porzione di gengiva).

In questo caso un trattamento con la tecnica All-on-4®, era, dal nostro punto di vista, assolutamente controindicato, in quanto, per mascherare la zona di avvitamento della flangia artificiale (la falsa gengiva) agli impianti, si sarebbe dovuto procedere ad una notevole rimozione di osso.

Carie, analisi del caso

Sull’arcata superiore si evidenziavano solo 2 elementi dentari (i canini) in condizioni discrete. Gli altri denti, affetti da carie, erano oramai irrecuperabili . Si è perciò deciso, per non dovere nuovamente intervenire dopo pochi anni, di rimuovere tutti  i denti, compresi i canini e di affrontare il problema in un’ unica seduta, con una riabilitazione completa dell’arcata superiore.

Carico immediato post-estrattivo: le fasi dell’intervento.

Alla paziente, in sedazione cosciente sono stati estratti tutti i denti e, seguendo il protocollo del carico immediato post-estrattivo, sono stati inseriti 5 impianti dentali negli alveoli post-estrattivi (le cavità rimaste dopo la rimozione dei denti).

Per evitare il riassorbimento della porzione esterna dell’alveolo è stato utilizzato, come da protocollo, del biomateriale. Il fine è quello di preservare la corretta morfologia ossea e di conseguenza la preesistente architettura gengivale.

Alla paziente è stato consegnato un provvisorio fisso avvitato sugli impianti 24 ore dopo l’intervento.

Chirurgia mini-invasiva

L’intervento è stato eseguito con la tecnica di chirurgia mini-invasiva (flapless), che ha potuto garantire:

  • ridotto rischio di sanguinamento intra e post-operatorio.
  • tempi di guarigione ridotti, in quanto non viene interrotto il supporto vascolare (assenza di edema).
  • ottimale guarigione dei tessuti molli (assenza di cicatrici gengivali post-operatorie).
  • assenza o ridotta sintomatologia dolorosa post-operatoria.
  • minimo edema post-operatorio.
  • riduzione dei rischi di infezione post-operatoria.

Il giorno seguente  il posizionamento del provvisorio, però, la paziente ha riferito di avere avuto durante la notte un certo fastidio nell’area operata.

Indagando su questa insolita complicazione si è accertata una intolleranza alla Clorexidina, il collutorio che solitamente viene consigliato nel post-operatorio. Si notava , all’osservazione, anche un’infiammazione dei tessuti gengivali intorno agli impianti. 

Sospesi gli sciacqui con il collutorioil giorno dopo la situazione è immediatamente migliorata e la paziente non ha riferito più alcun dolore.

Impianti dentali in paziente con malattia autoimmune: conclusioni.

La paziente, affetta da una malattia autoimmune, è stata riabilitata perfettamente con un intervento di Implantologia dentale ed il suo desiderio di ottenere un’estetica ottimale è stato soddisfatto. Grazie alla chirurgia mini-invasiva i suoi denti fuoriescono dalle gengive naturali.

Questa tecnica di carico immediato post-estrattivo che prevede la fuoriuscita dei denti dalle gengive naturali con la protesi definitiva sempre avvitata sugli impianti è stata ideata dal Dr. Roberto Villa e chiamata OnlyOne®.

Carie. Situazione iniziale.

Carie. Situazione iniziale

Provvisorio avvitato sugli impianti dentali dopo 24 ore dall’intervento.

Provvisorio avvitato sugli impianti dentali dopo 24 ore dall’intervento

Nelle foto sotto proponiamo il risultato estetico di questa riabilitazione con impianti dentali.

Provvisorio avvitato sugli impianti dentali dopo 14 giorni dall’intervento.

Provvisorio avvitato sugli impianti dentali dopo 14 giorni dall’intervento

Malattia autoimmune. Il sorriso dopo la riabilitazione. Implantologia dentale con protocollo OnlyOne®.

Il sorriso dopo la riabilitazione. Implantologia dentale con protocollo OnlyOne®

L’Implantologia dentale è una soluzione che può essere prevista anche in casi di pazienti affetti da particolari patologie.
Vi invitiamo a consultare altri casi risolti con successo. Potete cliccare su:
Paziente con osteoporosi: carico immediato e nuovo sorriso
Riabilitazione totale in paziente cardiopatico con piorrea


Dott Roberto Villa

Dott Roberto Villa

E’ l’ideatore dell’innovativa tecnica di Implantologia Estetica Immediata OnlyOne®, la quale è stata recentemente pubblicata come “Nuova Tecnica” sull’importantissima rivista americana “The International Journal of Periodontics and Restorative Dentistry”. Ha pubblicato articoli e tenuto relazioni sul Carico Immediato Post-Estrattivo, di cui è stato uno dei pionieri a livello internazionale.

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