Implantologia con poco osso, quali alternative?

//Implantologia con poco osso, quali alternative?

Implantologia con poco osso: per evitare il più possibile i tradizionali protocolli chirurgici che prevedono tecniche invasive di ricostruzione, come il rialzo del seno mascellare e gli innesti ossei, nel corso degli ultimi anni gli studi sull’implantologia si sono concentrati nel ricercare terapie rapide, semplici ed affidabili per risolvere casi complessi dove la quantità di osso residuo a disposizione per gli impianti dentali è insufficiente (poco osso).

Le alternative all’innesto osseo nei casi di pazienti con poco osso prevedono impianti corti, impianti inclinati, impianti pterigoidei ed impianti  zigomatici. Queste soluzioni chirurgiche a carico immediato offrono tempi rapidi di riabilitazione.

Implantologia con poco osso. Impianti dentali corti

Si definiscono impianti corti quelli di lunghezza non superiore agli 8,5 mm. La quantità di tessuto osseo per potere inserire un impianto corto può però ritenersi sufficiente già a soli 5-6 mm.

Implantologia con poco osso, quali sono le indicazioni per un impianto dentale corto?

Le indicazioni per il posizionamento di un impianto corto riguardano soprattutto i casi con poco osso dove vi sia atrofia ossea verticale (ossia una limitata altezza dell’osso residuo) situazione che sovente si verifica nelle aree posteriori di entrambe le arcate.

Nella mandibola (arcata inferiore) in particolare gli impianti corti sono utilizzati per evitare il rischio di ledere il nervo alveolare inferiore, cosa che genererebbe una parestesia (insensibilità) permanente del labbro.

Qualora le condizioni del caso lo prevedano, rimane in linea generale valida l’indicazione di ricorrere ad un impianto corto per evitare al paziente interventi più complessi, quali il rialzo del seno mascellare o la ricostruzione ossea mandibolare con innesti o tecniche rigenerative.

Implantologia con poco osso. Impianti dentali inclinati

Il posizionamento inclinato degli impianti dentali permette di superare i limiti anatomici con i quali il chirurgo implantologo ogni giorno si confronta.

Quali sono le indicazioni per un impianto dentale inclinato?

– Nel mascellare superiore (arcata superiore) l’inclinazione dell’impianto permette di evitare il recesso mesiale del seno mascellare.

– Nel mascellare inferiore (arcata inferiore) l’inclinazione dell’impianto permette di evitare l’emergenza del nervo alveolare inferiore.

Inoltre gli impianti inclinati, poiché vengono ancorati in maniera ottimale nell’osso residuo del paziente, permettono il carico immediato, protocollo che non sarebbe attuabile allorché si intervenisse con tecniche di rigenerazione o di innesto osseo.

implantologia con poco osso

Implantologia con poco osso. Impianti corti a carico immediato in paziente con grave atrofia ossea mandibolare.

implantologia con poco osso

Implantologia con poco osso. Impianti dentali inclinati per evitare il rialzo bilaterale del seno mascellare.

Non sempre sono sufficienti impianti corti o impianti inclinati, nel qual caso come si procede?

Ma in taluni casi clinici molto impegnativi gli impianti dentali corti o gli impianti dentali inclinati non sono sufficienti per ottenere garanzie di successo. Queste situazioni che possiamo definire ”estreme” e che sono tipiche di pazienti che per molti anni hanno portato protesi mobili e che quindi hanno poco osso, possono essere risolte con l’inserimento di impianti zigomatici e/o pterigoidei.

Impianti dentali pterigoidei

L’impianto pterigoideo è un impianto dentale che viene inserito nell’area molare dell’arcata superiore e raggiunge il processo pterigoideo. L’osso in questa zona alle volte presenta delle caratteristiche atte a renderlo ideale per un inserimento di un impianto ed assicurarne la perfetta osteointegrazione. L’impianto pterigoideo è quindi la soluzione è ideale per evitare l’innalzamento del seno mascellare.

Impianti dentali zigomatici

L’ impianto zigomatico è un impianto speciale molto lungo (da 30 a 50 mm.) che viene inserito nell’osso dello zigomo il quale ha una densità ossea molto elevata (potete leggere nei dettagli un caso clinico cliccando su: inserimento di un impianto zigomatico).

L’impianto parte dalla zona premolare o molare e, una volta raggiunto l’osso zigomatico, è possibile ancorarlo in modo stabile tale da potere procedere, anche nelle situazioni più estreme, con una riabilitazione a carico immediato.

Un aiuto dalla chirurgia computer guidata

Sono quest’ultimi, però, tipi di intervento estremamente specialistici che rientrano nella casistica dell’implantologia avanzata. Non pochi sono infatti i rischi di operare nelle vicinanze dell’emergenza di un’arteria molto importante quale è l’arteria palatina (nel caso di inserimento di impianto pterigoideo). Per l’inserimento di un impianto zigomatico il rischio è la frattura dello zigomo.Per questo motivo è di grande ausilio, per posizionare questi impianti, l’uso della chirurgia computer-guidata.

L’inserimento di un impianto zigomatico è un intervento che, tra l’altro, se viene eseguito secondo i protocolli tradizionali, è molto invasivo. Per questo motivo è auspicabile ancora di più l’uso della chirurgia computer-guidata che permette di posizionare questi impianti riducendo al massimo l’invasività chirurgica.

implantologia con poco osso

Implantologia con poco osso: impianto pterigoideo (ultimo a destra)

implantologia con poco osso

Implantologia con poco osso. Impianto zigomatico (ultimo a sinistra).

Le variabili ed i limiti della chirurgia computer guidata

Nella chirurgia computer-guidata esistono purtroppo delle variabili che possono determinare delle differenze tra quello che è la posizione dell’impianto pianificata sul computer e la reale posizione finale dell’impianto nella bocca del paziente.

Questa discrepanza fa si che l’uso della chirurgia computer guidata per posizionare gli impianti pterigoidei e soprattutto zigomatici sia una procedura molto rischiosa.

Un nuovo sistema di controllo

Per questo motivo, tramite un sistema di controllo digitale, ideato e brevettato ( brevetto internazionale accettato nel  marzo 2013) dal Dr. Roberto Villa, oggi, nella nostra Clinica, possiamo prevedere e verificare con estrema precisione, prima della chirurgia implantare stessa, la posizione finale degli impianti zigomatici e pterigoidei pianificati sul computer.

Come e dove si può applicare questo nuovo sistema di controllo?

Questo metodo di controllo digitale, pubblicato recentemente dal Dr. Villa sulla rivista americana  Journal of Prosthetic Dentistry, può essere applicato a tutti gli impianti da posizionare con chirurgia computer-guidata, specie a quelli da inserire nelle aree posteriori della mandibola in prossimità del nervo alveolare inferiore. Attualmente questo innovativo sistema di controllo digitale è sul mercato con il nome di SafeSurgery Kit.

E’ questa una garanzia apprezzabile in un genere di intervento chirurgicamente impegnativo che con i protocolli tradizionali non è esente da rischi.

Implantologia con poco osso. Come prevenire la perdita di osso?

Vorremmo puntualizzare che l’estrazione di denti e l’uso, pur provvisorio, di una protesi mobile (soluzione purtroppo ancora assai comune) porta inevitabilmente alla perdita di osso.
Per cui il posizionamento di impianti a carico immediato subito dopo l’estrazione dei denti è il miglior modo in assoluto per prevenire questa perdita ossea.

E’ possibile evitare di ricorrere alla protesi mobile (dentiera)?

Nei pazienti con parodontite avanzata (piorrea) la diagnosi della presenza di poco osso per posizionare gli impianti va sempre attentamente confermata tramite TAC Cone Beam. Molto spesso la presenza stessa dei denti è in grado di mantenere una quantità di osso che, pur minima, può essere utilizzata per inserire con successo degli impianti a carico immediato post-estrattivo.

Per cui, in pazienti con parodontite avanzata (piorrea), la rimozione dei denti e la provvisoria sostituzione con una dentiera, porterebbe alla perdita inevitabile di quest’ultimo osso residuo e quindi alla necessità di ricorrere alle tecniche che abbiamo sopra descritte.

Implantologia con poco osso OnlyOne®

Oggi nella nostra Clinica, grazie al protocollo OnlyOne® , siamo in grado di sfruttare a 360° anche minime quantità di osso residuo e procedere in pazienti con piorrea molto avanzata con riabilitazioni di implantologia a carico immediato con risultati estetico-funzionali eccellenti e duraturi.

Presentiamo ora le foto di un caso clinico di una paziente con parodontite avanzata (piorrea) con poco osso riabilitata senza innesti ossei. E’ stato utilizzato l’innovativo protocollo di implantologia con poco osso OnlyOne® a carico immediato con l’emergenza dei denti dalle gengive naturali.

implantologia con poco osso

Implantologia con poco osso e piorrea: prima dell’intervento

implantologia con poco osso

Implantologia con poco osso e piorrea. Riabilitazione con protocollo OnlyOne® dopo 24 ore dall’intervento

Conclusione: implantologia con poco osso, carico immediato

Pazienti che hanno portato per anni una protesi mobile che ha generato una marcata perdita ossea o pazienti con parodontite avanzata (piorrea) possono essere, quasi sempre, riabilitati con una protesi fissa nel giro di 24 ore, senza necessità di innesto osseo, tramite il posizionamento di impianti dentali con protocollo di carico immediato.

In questo articolo abbiamo approfondito i concetti visti nel caso difficile: “Paziente con poco osso: soluzione con innesto osseo“

Leggete, se lo desiderate, casi di pazienti con poco osso residuo che hanno potuto evitare un innesto osseo e sono stati riabilitati nel giro di 24 ore con l’Implantologia con poco osso.

2018-04-19T15:59:50+00:0028 luglio 2016|Implantologia a carico immediato OnlyOne®|
Dott Roberto Villa
E’ l’ideatore dell’innovativa tecnica di Implantologia Estetica Immediata OnlyOne®, la quale è stata recentemente pubblicata come “Nuova Tecnica” sull’importantissima rivista americana “The International Journal of Periodontics and Restorative Dentistry”. E' stato relatore a “Departement of Implant Dentistry della “Peking University”. Relazione sul “Carico immediato Post-estrattivo”
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